09/07/2009





la vela,


gonfia di vento, s’innalza sopra l’acropoli



[figura retorica impenetrabile alla colpa: òstrakò]


sulle scogliere spesso la luce
è vertigine in un misterioso
andare nel vuoto trasparente.
una fantastica architettura
è stata costruita dal vento del nord
dalle nuvole e dalla luna
e il colore del cielo la sostiene
nel prodigio di una piccola conchiglia.

lì il poeta santo è solito sostare.

 

“incorniciata da quel corpo femmineo

vedo una  conchiglia di madreperla. rara
femminea”

... la virtù intensa è rara. è la santità:

quella del poeta, quella dell'orientale

 

una mezza luna stupita -d'esser rinchiusa

nell'ondeggiare di un drappo di seta...
un petalo evanescente e impalpabile...

eppure ci sono piedi (radici)ben piantati per terra.

 

o un mulinello di vento che si alza
nel deserto in un vortice indistinto di sabbia e
polveri.

e sono le parole i veli
da sfilare dai fianchi e dagli occhi
da legare alla lingua
e poi ai silenzi
perchè ad ondeggiare nel vento
spesso
siamo noi poveri uomini privi di polpa
e d'amore



[autori vari - in una notte di mezza estate]

 



Barbara Morgan (July 8, 1900 - 1992): Valerie Bettis—Desperate Heart, 1944 - gelatin silver print on paper (Smithsonian)

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categoria:divagazioni
08/07/2009




Mo-no-Logo /semi-serio e del tutto inventato seppure vero-simile di un uomo d’oggi tra multidiploma – lavoro precario –  ex moglie - sbattuto fuori casa dopo aver speso una cifra in sedute di terapia di coppia, anni tre – psicofarmaci per sedare l’ansia – notti trascorse vedendo serie complete di Lost – occasionali incontri virtuali con relative seghe mentali e non – sporadiche sveltine combinate tramite iscrizione a più siti “incontri l’amore della tua vita”- abitazione in monolocale arredato – cibi pre-cotti scongelati – quasi quasi torno da mia mamma/.

 

Non ci crederete da quando mi ha lasciato va tutto storto.
“Non ti amo più, te ne devi andare” mi ha detto una sera mentre stavamo mangiando sofficini di pesce con insalatina  bevendoci una birra media in due, in santa pace,  mentre alla televisione. trasmettevano Prima ti sposo, poi ti rovino dei fratelli Coehn.

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categoria:racconti
06/07/2009

Il pittore e il pesce
di Raymond Carver
 

Tutto il giorno aveva lavorato come un treno.
Dipingeva per dipingere, sul serio, le pennellate
una dietro l’altra come una macchina. Poi fece uno squillo
a casa. E questo fu quanto. Fine della storia,
aveva detto lei. Lui tremava come una foglia. E ricominciò
a fumare. Si sdraiò un po’ ma poi si rialzò,
subito. Come faceva a dormire se la sua compagna lo sbeffeggiava
dicendo che il tempo stava per finire? Andò in macchina
fino in città. Ma non per bere.

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categoria:poesie firmate
06/07/2009




Mo-no-Logo  /semi-serio e del tutto inventato seppure vero-simile di una donna d’oggi tra lavori domestici - impiego precario  -matrimoni falliti – amanti immaturi - “prendi una cosa?”- chat pseudo erotiche in quattro lingue - web-lovestory  -le ho provate tutte compreso il “ritorno alla natura”, orgasmi multipli, lettura dei classici  e quantaltro/

 

Mettiamolo subito in chiaro  per evitare malintesi. Ho un pessimo carattere (e poi non venite a dire di non essere stati avvertiti). Il riconoscerlo potrebbe sembrare pararsi il culo con una buona dose di arroganza. Non abbiate scrupoli, è così. Con il tempo ho imparato a smussare certi aspetti e a perfezionarne altri, sicchè

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categoria:racconti
05/07/2009





la sarta - siede davanti casa,  rattoppa, rattoppa, il filo in bocca e sempre  nuovi strappi, nuovi buchi.

 

le porto orli da fare, mi trattiene in cucina con arance e  albicocche, dice di quando ha seguito un uomo violento, del pugno  che la fece abortire.
solo  un attimo,

poi torna a sognare e da dentro l’armadio fa uscire leggeri vestiti di seta, volant, organze, fantasie colorate, perline, preziosi ricami. io penso a una piccola gazza, cuce i suoi cento nomi e gioisce dei suoi  mille tesori.

 

com’è diventata curva, piccola, gli occhiali non bastano più.

talvolta la vado a trovare, lei mi accoglie col suo ditale.  insieme andiamo a cercare dietro lo specchio la piccola gazza, nella testa rammenda, rammenda e non può perdonare?


[release oil by Mary Jane Ansell]

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categoria:divagazioni
02/07/2009

 

Yeats e le donne – il grande drammaturgo irlandese, poeta, scrittore, appassionato di occulto, premio Nobel per la letteratura nel 1923, ebbe con le donne un rapporto  a dir poco controverso. “Avevo ventitré anni quando cominciò il tormento della mia vita”  scrisse riferendosi a Maud Gonne, la donna che rifiutò varie volte di legarsi a lui, un amore non corrisposto portato avanti con ossessiva ostinazione da Yeats al punto di arrivare a chiedere in matrimonio la figlia di lei. La vicenda sentimentale di Yeats fu costellata dal rifiuto, finchè nel 1917 conobbe Georgie Hyde-Lees che accettò di diventare sua moglie e sua allieva nella scuola di esoterismo da lui diretta. Fatto curioso: a presentare la futura moglie allo scrittore fu Olivia Shakespeare, scrittrice e donna di talento, dopo aver  rifiutato di sposarlo pur continuando a restare  sua amica. L'amore impossibile idealizzato segnò dunque la produzione poetica, letteraria e teatrale di Yeats e nella sua vita privata quale posto e significato ebbe l’amore?   

 

“Destinato solo ai tuoi orecchi, ebbi un pensiero:
che tu eri bella, e che io m'ero sforzato di amarti
nell'altro modo antico dell'amore; che tutto
era sembrato felice, e tuttavia il nostro cuore
ora era stanco come quella vuota luna"

                       da:
Nei sette boschi


[nella fotografia: Maud Gonne]

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01/07/2009

 

impasse

[fotografia di Robert Wilson]

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categoria:
01/07/2009

digressione number two

 

era la seconda volta che sognava la sua morte.


one: posto in una graziosa cassa in legno del libano imbottita di seta tramonto sul bosforo, sfumature arancio, cosparsa di petali di rose e gelsomini, chiusa con preziosi sigilli di alabastro e cristallo di roccia grezzo, messa a terra in erboso, eburneo luogo collinare prospicente mare attraversato da venticello salmastro misto ad odori di alghe e coralli; 

two: esposto in teca di cristallo infrangibile come santa rita da cascia alla perenne devozione di miracolati fedeli offerenti exvoto, cuori d’argento  e coroncine di avorio e lapislazzoli. targa in oro massiccio con la scritta: qui giace, a prematura dipartita, il giglio immacolato dell’amore eterno.

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27/06/2009

fuga di rampicanti e profili di donne sul lungomare

vocii per vicoli e scale. una scia di respiri interrotti e salino. belvederi dell’estate, sventolio di panni, si distende la domenica e dalle cucine tinnisce l’odore di sugo.

è come se nulla fosse cambiato, non è nuovo, lo era, lo è, sino all’aritmia cardiaca, sino alla nausea. non vi è nessuna variante oltre alle diverse sfumature del blu ispirazione per finti-poeti.
si sente lacerata e nella pancia una pietra focaia.


sotto la patina di quel lindore depurato  avverte il vibrare furente del tuono, gemere e dimenarsi il gabbiano ferito. si perde in se stessa. le antiche pietre le rilasciano rumore di passi stanchi, raccontano l’angoscia trattenuta all’orlo.

 
ritorna il ballo con i seni rivolti all’insù, il desiderio liquido pulsare all’inguine, e quell’uomo farsi uomo dentro di lei nell’amore. lo aspetta ancora, e ancora da quella parte del tempo in cui le parole si strozzano in gola.



 

 

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26/06/2009


realtà virtuale – un ossimoro (dal greco
ξύμωρον, composto da ξύς «acuto» e μωρός «sciocco») oppure no? c’è che questo virtuale piace, da non confondere con virtuoso, anzi il virtuale non ha nulla di virtuoso pare cavar fuori dai fruenti il  diverso se non il peggio, comunque il mai osato prima, una variegata gamma di soggettività negate nella realtà reale trovano libero spazio nel virtuale. direi trattarsi di un ossimoro in piena regola, l’aggettivo nega il sostantivo.


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categoria:musica, menatine